Oltre 27 miliardi è il budget messo a disposizione della scuola italiana dal Recovery Plan Italia, di cui il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), approvato il 12 gennaio dal Consiglio dei Ministri, è il testo che definisce gli obiettivi, gli investimenti, le riforme che l’Italia intende realizzare con i fondi europei del progetto Next Generation Eu. Con la dotazione di 222,9 miliardi assegnata al nostro Paese dall’ UE, il Recovery Plan italiano si focalizza su diverse aree d’intervento legate da un denominatore comune: la modernizzazione, sostenibilità e digitalizzazione dell’Italia in tutti i settori della vita pubblica. Tale documento, base del confronto con le Istituzioni nazionali e regionali loca, consentirà di arrivare all’adozione definitiva del Piano “Next Generation Italia”, dopo una serie di ulteriori passaggi politico-amministrativi, necessari per stabilire nei dettagli tempistiche, soggetti responsabili, modalità operative, obiettivi, finalità e progetti specifici. Un iter complesso che vede in prima linea la scuola, per la quale il Recovery Fund è una misura davvero storica, tanto per la consistenza del fondo assegnato quanto per le opportunità innovative che offre. I fondi sono destinati all’istruzione, all’edilizia scolastica e alla digitalizzazione ma anche all’orientamento, un argomento che in questo periodo vede le famiglie in difficoltà per la scelta degli studi da seguire.

Del rapporto tra Recovery Fund e Scuola ha parlato in questi giorni la Ministra Azzolina nel corso di numerose interviste televisive e di due incontri live organizzati dal MI e Skuola.net. Innanzitutto, “l’orientamento è un tema fondamentale – ha detto la ministra – per la vita di una ragazza o di un ragazzo, specie per quelli – come gli studenti di terza media – che si trovano a dover fare una scelta che può cambiargli la vita.  Nel Recovery Fund ci sarà una parte dedicata esclusivamente a questo tema. Perché l’orientamento non è solo quello che riguarda i ragazzi di terza media. Dovrebbe essere permanente”. Un supporto alle famiglie e agli studenti, ha aggiunto la Ministra, può venire dall’orientamento digitale, a cui il Ministero punta per favorire scelte future consapevoli rafforzando due iniziative su questo tema: “ScegliLaTuaScuola” e “Scuola in Chiaro”, un servizio che attraverso App e siti web permette di consultare i dettagli sull’offerta formativa dei diversi Istituti. Un altro tema caldo a proposito di scelte è quello degli stereotipi di genere, i pregiudizi, cioè, che la scuola deve superare: “Sempre nel Recovery Fund – dice la Azzolina – c’è un capitolo dedicato alle STEM, le discipline scientifiche, proprio perché le nostre ragazze devono  avere la possibilità di approcciarsi a loro, senza scoraggiarsi alla base, solo perché nello stereotipo generale sono studi pensati soprattutto per i maschi.” Sono questi alcuni dei contenuti della Missione 4 del Recovery Plan, il capitolo dedicato appunto alla scuola, suddiviso in due componenti: 1) Potenziamento delle competenze e diritto allo studio e 2) Dalla ricerca all’impresa.

La prima, con un budget di 16,7 miliardi, si focalizza sulla lotta contro i divari territoriali in merito all’ abbandono scolastico (14,5%) e alla povertà educativa; la seconda, con un budget di 11,7 miliardi, opera per la diffusione di nuovi centri di eccellenza nella ricerca al Sud. Ma non solo, come vedremo più avanti.

Le linee portanti sul contrasto ai divari territoriali sono costituite da un forte investimento su asili nido e scuole di infanzia, in particolare nel Mezzogiorno, insieme a interventi sulle scuole con maggiore incidenza di abbandono.

Per il potenziamento della didattica si prevedono interventi per la didattica digitale integrata, le competenze STEM e il multilinguismo, con un focus specifico sulla formazione delle donne. A questo proposito, occorre sottolineare che la Missione 4 contribuisce alla riduzione dei divari di genere anche perché, grazie al potenziamento dei servizi di asilo nido e per la prima infanzia, fornisce un concreto supporto all’occupazione femminile. E a questo obiettivo concorrono anche le misure previste dalla Missione nel capitolo riservato all’acquisizione di competenze STEM da parte delle donne.

Inoltre, è stato inserito un progetto da un miliardo per l’estensione del tempo pieno nelle scuole. Parallelamente si investirà, con maggiori risorse, nelle infrastrutture (cablaggio, laboratori, aule didattiche). Infine, si intende favorire una maggiore integrazione tra scuole superiori e università e il rafforzamento dell’istruzione professionalizzante rivolta al mondo del lavoro, una riforma e un investimento molto importanti per le nuove generazioni.

In definitiva, tutti gli obiettivi di questa Missione contribuiscono in misura significativa a fornire alle nuove generazioni competenze e abilità indispensabili ad inserirsi nel tessuto sociale, affrontando i processi di trasformazione apportati dalla digitalizzazione.  Non mancano dunque i presupposti perché tale processo di modernizzazione avvenga nel nostro Paese sotto i migliori auspici: ci sono la legge di bilancio, i finanziamenti europei, ma non si possono e non si devono dimenticare gli annosi problemi della scuola che aspettano una soluzione da interventi mirati. Tra i più rilevanti, ricordiamo che occorre attivare la fibra per digitalizzare gli istituti e, dove questa non è arrivata, dotarli gratuitamente di una connessione sufficientemente veloce. Fornire dispositivi didattici atti a tenere lezioni multimediali offline /online grazie a monitor interattivi per la classe.

Formare i docenti, con un aggiornamento continuo, per l’utilizzo di questi strumenti nell’ottica di una didattica nuova e un approccio diverso con gli allievi. In questi ambiti, sono molte sono le lacune, come confermano anche i dati del nuovo report 2020/2021, sul rapporto tra tecnologia e scuola, di Promethean. L’azienda, che fornisce supporti tecnologici alle scuole, delineando una visione completa delle attuali tecnologie adottate nelle classi, evidenzia come “l’86% degli educatori ritiene che in futuro la tecnologia continuerà ad essere abbinata a risorse e metodi di insegnamento tradizionali”, solo “ il 61% ritiene che il personale riceva una formazione completa e il supporto necessario per l’utilizzo della tecnologia” e soprattutto “ oltre la metà dei Presidi suggerisce che si spende troppo poco per la tecnologia”. Per modernizzare personale, strutture e infrastrutture è urgente a prescindere dalla DAD e dalla DID e iniziare a parla di didattica digitale tout court.