Il Covid ha mostrato come lo spazio di apprendimento non sia legato solo alle quattro pareti di un’aula: è ormai sotto gli occhi di tutti come nel fisico e nel virtuale insieme, il contenuto della didattica si arricchisca con risorse digitali fondate sulla realtà virtuale e aumentata. È una consapevolezza acquisita da anni nel mondo della ricerca pedagogica ma solo da poco, e grazie alla didattica integrata, è riuscita a raggiungere concretamente le case nei più sperduti paesi dello stivale. Nonostante anni e anni di indicazioni sul rapporto tra pedagogia ed architettura – dalle linee guida per l’edilizia scolastica alle indicazioni per il curricolo, fino ai documenti di orientamento culturale emanati da organismi a livello nazionale e internazionale – in Italia resta ancora grande il gap di consapevolezza di chi la scuola la pensa e chi la scuola la fa. Risale infatti al lontano 2016 il Manifesto dell’Indire “1+4 Spazi educativi per la scuola del Terzo Millennio”, cioè la visione del superamento dell’idea di aula come unico spazio di apprendimento ma abbiamo dovuto avere una epidemia mondiale per rendercene conto.

In questi anni ingenti risorse governative sono state messe a disposizione dell’edilizia scolastica. Non si capisce però perché gli uffici tecnici comunali e provinciali che, in quanto enti proprietari delle scuole, gestiscono tali fondi, non siano stati formati in “architetture di apprendimento”. Abbiamo visto impalcature davanti ad ogni scuola ma spesso ingegneri, architetti e ditte lavorano senza avere idea di cosa sia uno spazio di apprendimento e di cosa sia il rapporto tra pedagogia e architettura. Ma a poco serve il maquillage colorato ad una vecchia signora che invece ha bisogno di altri supporti per tornare a camminare in autonomia. Volendo andare oltre l’edilizia, non si può non rilevare come la cognizione di cosa sia uno spazio di apprendimento manca spesso, non solo a chi lavora negli uffici tecnici di comuni e province, ma anche a molti docenti. Basterebbe andare a vedere i tanti esempi concreti raccolti negli anni da Indire per riorganizzare gli ambienti scolastici senza interventi strutturali, contando solo sulle risorse disponibili. Eppure la gran parte del mondo scuola resta fuori da questi orizzonti di pensiero: il supporto ai processi di progettazione o riorganizzazione degli ambienti di apprendimento cade dove le scuole sono più aperte a fare i conti con una società radicalmente cambiata, difficilmente riesce a penetrare nelle sacche di resistenza al cambiamento dove vige il modello ottocentesco fatto di banchi, aule e corridoi.

Ormai è chiaro che la possibilità di sviluppare una didattica di tipo innovativo è legata a doppio filo alla definizione di nuovi ambienti maggiormente centrati sullo studente. Così come è chiaro che le scuole oggi non sono più solo luoghi per la formazione, ma si sono arricchite di tanti altri significati, non solo per chi la frequenta ma anche per la miriade di persone che ci ruota intorno, dalla pubblica amministrazione ai cittadini, dalle associazioni alle aziende.
Ecco, quindi, che in questi giorni è risceso in campo il Ministero con un avviso che si inserisce nell’ambito dell’azione #4 “Ambienti per la didattica digitale integrata” del Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD) indirizzato a tutte le scuole d’Italia. In attuazione del decreto del Ministro dell’istruzione 30 aprile 2021, n. 147, l’avviso punta a promuovere la realizzazione di spazi laboratoriali e la dotazione di strumenti digitali idonei a sostenere l’apprendimento curricolare e l’insegnamento delle discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) da parte delle scuole. “Il potenziamento dell’apprendimento delle STEM – recita l’art. 1 dell’avviso – costituisce oggi una priorità dei sistemi educativi a livello globale sia per educare le studentesse e gli studenti alla comprensione più ampia del presente e alla padronanza dagli strumenti scientifici e tecnologici necessari per l’esercizio della cittadinanza sia per migliorare e accrescere le competenze richieste dall’economia e dal lavoro. L’innovazione delle metodologie di insegnamento e apprendimento delle STEM nella scuola rappresenta, altresì, una sfida fondamentale per il miglioramento dell’efficacia didattica e per l’acquisizione delle competenze tecniche, creative, digitali, delle competenze di comunicazione e collaborazione, delle capacità di problem solving, di flessibilità e adattabilità al cambiamento, di pensiero critico”.

L’investimento sulle STEM da parte delle istituzioni scolastiche, accanto all’innovazione didattica del curricolo e delle metodologie, necessita di tecnologie, risorse e spazi dedicati, affinché le studentesse e gli studenti possano osservare, creare, costruire, collaborare e imparare, utilizzando strumenti didattici e digitali innovativi. L’Avviso del Ministero dell’Istruzione ha la finalità di finanziare la realizzazione spazi laboratoriali, completi di strumenti digitali per l’apprendimento delle STEM, software e app che consentono di governare e manovrare robot. L’ActivePanel Promethean, grazie anche alla versatilità dei sistemi applicativi e delle app che contiene, può rappresentare il dispositivo giusto per coniugare gli ambienti di apprendimento innovativi con la nuova metodologia didattica.

Leggi anche ‘Le competenze digitali delle donne e le discipline STEM‘.