Siamo al venticinquesimo posto in termini di parità di genere nell’utilizzo degli strumenti digitali, dodici posizioni al di sotto della media europea. Lo rivela un rapporto elaborato da Plan International Italia insieme alla Bocconi. L’Italia si piazza dietro a Grecia, Romania e Bulgaria. Un dato preoccupante se pensiamo che il Covid19 ha dimostrato quanto le competenze digitali siano essenziali oggi. Quella che è ora una realtà che tocchiamo con mano era stato già anticipato nell’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che definisce le tecnologie strumento essenziale per facilitare l’empowerment delle ragazze e delle giovani donne e non causarne un’ulteriore esclusione. Il rapporto identifica gli ostacoli per le ragazze nelle discipline STEM e gli elementi che promuovono la presenza delle donne nel settore tecnologico e calcola una perdita produttiva annua di circa 16.2 miliardi di Euro collegata all’abbandono da parte delle donne di impieghi in ambito digitale. Posto che l’apprendimento della tecnologia è figlio del learning by doing, emerge chiaramente, anche da questo ultimo rapporto, quanto sia importante una educazione inclusiva che spinga le donne ad appassionarsi alle ICT ed alle STEM. Già uno studio della Commissione Europea, “Donne nell’era digitale” ha dimostrato che in Europa solo 24 laureate su mille hanno una specializzazione collegata all’ICT. I Paesi che ottengono i migliori risultati sono Finlandia, Svezia, Lussemburgo e Danimarca. Se andiamo a fondo vediamo che in Italia già alla scuola primaria molte bambine vivono una sorta di avversione per la matematica. Interessante, al riguardo, è uno studio dell’Università di Cambridge che, analizzando un campione di 2700 studenti di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, ha rilevato come le bambine siano le più colpite dalla cosiddetta “ansia da matematica”. Ansia che i ricercatori hanno individuato nel 77% degli studenti intervistati, pur avendo voti alti nella materia. La causa sarebbe, secondo l’università di Cambridge, nelle convinzioni che genitori e insegnanti passano, senza volerlo, ai figli, influenzandone cosi l’atteggiamento. In questo contesto appare fondamentale adattare i curricula di tutti i gradi di scuola alla crescente domanda di competenze digitali, potenziare le competenze digitali degli insegnanti (l’Italia è al 72 ° posto su 79 paesi OECD per le capacità digitali dei suoi insegnanti) ma anche aumentare la consapevolezza delle famiglie, tanto decisive nell’orientamento dei giovani.