Tempo fa lessi l’intervista di un cantante, non ricordo bene chi fosse, che raccontava di viaggiare sempre con un taccuino e una matita in tasca. E addirittura di dormire con quel taccuino e quella matita sul comodino. Perché, raccontava, le idee quando arrivano non ti avvertono, e le idee più intuitive e creative, quando arrivano, devi essere in grado di fissarle al volo altrimenti rischiano di sfuggirti.

Ecco, sono le 5 del mattino, di un sabato in piena quarantena da coronavirus. Si è conlclusa l’ennesima settimana fatta di giornate pienissime di call, di webinar, di videolezioni dei figli, e questa settimana ho finanche avuto l’occasione di sperimentare i colloqui con i professori di mia figlia, ovviamente colloqui in videoconference: un mix di strumenti telematici sincroni e asincroni organizzati in modo armonioso ed efficace. La circolare che mi avvisa dei colloqui mi arriva via mail e via whatsapp, l’appuntamento lo richiedo una settimana prima on line, sul registro elettronico, e il giorno dei colloqui, agli orari prefissati accedo al registro elettronico e lì trovo i nomi dei professori con un loro messaggio a me indirizzato, che contiene il link per la videconferenza con ciascuno di loro. Parliamo di mia figlia, per un tempo di 15’ con ciascuno di loro, e con incastri perfetti in 90 minuti ne incontro esattamente 6 di professori, senza avere tempi morti, senza code o attese, tutto fila liscio. Ne approfitto ovviamente per parlare con ciascuno di loro – per mia deformazione professionale – di come stanno vivendo questa rivoluzione digitale. E loro, appreso del lavoro che svolgo, e consci che il mio punto di vista è privilegiato perché sono un genitore di tre figli che stanno vivendo la rivoluzione digitale dalle primarie al liceo, ne approfittano per chiedere a me le impressioni di esperto di tecnologie per la didattica e di genitore, al contempo.

E’ stata una esperienza che solo due mesi fa probabilmente avremmo scommesso non si sarebbe potuta realizzare così ravvicinatamene, né compiersi in così poco tempo. Due mesi fa, non dimentichiamocelo, siamo stati catapultati fuori dalla scuola senza aver il tempo di prendere tutti i nostri libri, i nostri strumenti e ci è stato impedito di tornarci a bordo. Adattamento forzato, ma avendone in grembo – lo abbiamo scoperto vivendo – tutte le competenze seppur fino a quel momento non ancora mai espresse in pieno.

La scuola diceva di sé, e tutti dicevamo di lei, non sarebbe mai stata in grado di avviare una vera rivoluzione digitale degna di questo nome, e ora quella stessa scuola è dentro quella rivoluzione e la conduce con grande e insperata competenza, superando difficoltà, raggiungendo adattamenti efficaci, con grande slancio, con grande coraggio. E’ accaduto.

E’ accaduto per necessità più che per scelta o premeditato indirizzo strategico, ma poco importa a questo punto. E’ accaduta, finalmente, quella rivoluzione tecnologica che era a portata della scuola da un po’ di tempo, ma che pur bussando alle porte dei professori e dei dirigenti, non riusciva mai ad entrare con tutti e due i piedi, e rimanerci, nella scuola, e lì crescere senza più uscirne.

Ora però dobbiamo tutti capire, genitori, dirigenti, professori e studenti, che il risultato di questa rivoluzione è un patrimonio acquisito e, quando torneremo a scuola non possiamo riporlo in un cassetto. Né, sia chiaro, dobbiamo continuare a fare solamente didattica a distanza (DaD, che brutto acronimo!) quando non ne saremo più costretti. Ma la scuola, tutta, ha imparato a fare di necessità virtù, ha imparato ad usare strumenti tecnologici che superano molte barriere (certo non tutte!) e facilitano il processo di apprendimento, di valutazione, di interazione. La scuola ha sperimentato con strumenti evoluti a svolgere videolezioni interattive, sessioni di apprendimento collaborativo, interrogazioni, verifiche e finanche colloqui a distanza. Tutti gli attori della scuola hanno imparato, ciascuno nel proprio ruolo, ad usare learning management system, impacchettare compiti, spedirli, eseguirli, correggerli. Tutti gli attori della scuola hanno imparato ad usare tablet e pc, a scrivere su superfici touch e condividere file, per la scuola e non più solamente per gioco o diletto e lo abbiamo fatto nel pieno di una rivoluzione digitale.

Ora, come dicevo all’inizio di questo mio scritto, sono le 5 del mattino di un sabato in piena quarantena, e mi sono svegliato con un’idea fissa nella testa. Questa idea riguarda la scuola, riguarda la classe che vorrei che i miei figli ed i loro professori fossero in grado di realizzare una volta tornati a scuola, a ranghi compatti (improbabile pensarlo in questo momento) o a ranghi distanziati e probabilmente in una forma di partecipazione mista e alternata, a piccoli gruppi, in uno scenario che potrebbe vedere una classe fatta di alcuni studenti in aula con il professore ed altri studenti a casa collegati. Alternandosi tra loro e ruotando un giorno in classe, e un giorno collegati da casa. Ma riprendendo possesso, seppur a scaglioni alternati, dei loro banchi, di una compresenza fisica mista ad una compresenza a distanza.

Ecco che qui, in questo scenario, mi immagino un professore che fa la sua lezione in aula davanti ad un grosso tablet, un tabletone, cioè un monitor touch interattivo, già presente in moltissime scuole da due o tre anni, in sostituzione delle troppo spesso inutilizzate LIM. Mi immagino il professore che tornando in aula si riappropria del suo spazio e del suo tradizionale strumento, cioè una lavagna, ma che non sia più la lavagna tradizionale: che sia invece un grosso tablet, un tabletone, un monitor touch interattivo pieno di strumenti didattici e di app per la didattica (con su installata magari la G-suite, o la suite di Microsoft, Edmodo o Classroom, ActivInspire, Padlet o Classflow, Weschool o Zoom…) su cui il professore fa la sua lezione, davanti ad alcuni studenti che oggi sono lì in aula – ciascuno con il proprio tablet o pc che hanno imparato ad usare da casa mentre erano in quarantena – e la stessa lezione viene ripresa in modalità sincrona e trasmessa in diretta, con gli strumenti usati durante questi due mesi cioè una piattaforma e una telecamera, nelle case dove gli altri studenti della classe, anch’essi dotati del loro dispositivo fin qui usato per la didattica a distanza, partecipano attivamente alla lezione, in attesa di alternarsi con i propri compagni il giorno dopo. Mi immagino un ritorno graduale ad una normalità che ci restituisca una didattica innovata e rinnovata, anche quando torneremo finalmente a poterci riappropriare tutti della nostra socialità e della compresenza senza limiti fisici. Mi immagino professori che governeranno la tecnologia senza più temerla o in alcuni casi respingerla, permettendo finalmente anche ai propri studenti di non tornare indietro. Mi immagino che il patrimonio tecnologico scoperto per necessità, le competenze digitali per la didattica acquisite per necessità, non vengano rigettate alle spalle ma diventino patrimonio stabile della scuola. Perché il taccuino, il libro e il tablet e il TabletOne per i professori e per gli studenti, possano finalmente convivere.

Danilo Presti
Business Development Manager – Training Services presso Promethean