Nelle scorse settimane ha destato molto interesse l’articolo di Massimo Cacciari su La Stampa del 18 maggio che riporta l’appello sottoscritto insieme ad altri 15 intellettuali per un ritorno alla scuola tradizionale intesa come educazione e non mera istruzione, e per il recupero del rapporto orizzontale tra gli alunni e il rapporto verticale di questi ultimi con il docente.

La ministra Azzolina ha subito risposto “d’ufficio”, affermando che la didattica a distanza è stata figlia dell’emergenza Covid e della necessaria chiusura delle scuole, ma non potrà mai essere sostitutiva della lezione in classe, evidenziando tuttavia che la scuola necessita di essere sempre più digitale.

Lo slancio forzoso verso l’innovazione di queste ultime settimane ha dimostrato, infatti, come la scuola abbia ancora tanto da migliorare in termini di connettività, di dispositivi tecnologici, il fabbisogno formativo del corpo insegnanti in termini di metodologia didattica innovativa.

Le posizioni delineatesi tra i 16 intellettuali e il sistema scuola non sono necessariamente antitetiche, anzi è auspicabile una sintesi che preveda il rientro a scuola degli alunni e il mantenimento della centralità del docente nella classe, in un contesto però che sia tecnologicamente avanzato.

I passi avanti fatti in questi mesi dagli insegnati nell’utilizzo delle piattaforme tecnologiche per le lezioni a distanza, le risorse nazionali ed europee investite in acquisti di tecnologia, di dispositivi dati in comodato d’uso agli alunni meno abbienti, non possono essere accantonati con la riapertura delle scuole a settembre.

Quando si tornerà in presenza, non sarà più possibile tornare indietro in classi con lavagne di ardesia, senza usare più la tecnologia.

È necessario continuare a investire le risorse del Decreto Rilancio e le risorse del PON Scuola nel miglioramento degli ambienti di apprendimento e delle competenze dei docenti, i quali dovranno essere formati all’uso di nuove metodologie didattiche, che gli consentano di sviluppare i propri percorsi di insegnamento, in linea con il principio dell’autonomia prevista dalla legge.

A settembre, se le condizioni sanitarie lo consentiranno, sarà possibile recuperare la socialità tra gli studenti e la verticalità del rapporto con gli insegnanti, in una classe “potenziata”, che abbia tra le sue dotazioni tecnologiche strumenti come il panel interattivo touch screen, che consente al docente di conservare la centralità del proprio insegnamento, che abbia un proprio software, sia compatibile con qualsiasi sistema operativo e possa utilizzare software di terze parti come Apple, Microsoft, Google.

Soltanto in questa “classe potenziata” sarà possibile sfruttare a pieno tutte le possibilità che la tecnologia offre per consentire al docente di fare una lezione realmente inclusiva, interattiva, interdisciplinare e immersiva.